Il punto sulla riforma del sistema portuale
08/10/2026
Rubrica a cura dello Studio Legale Cuocolo, Genova - www.cuocolo.it - studio@cuocolo.it
Entra in una fase cruciale la riforma del sistema portuale nazionale italiano. Il Disegno di legge approvato sul finire dell’anno passato, che interviene in modo organico sulla legge n. 84/1994, è attualmente al vaglio della IX Commissione Trasporti con più di 600 emendamenti presentati.
La riforma punta a superare l’attuale assetto di governance, considerato troppo frammentario, mediante l’introduzione di un modello di programmazione degli interventi infrastrutturali strategici di trasporto marittimo di dimensione nazionale. A tal fine, il nucleo della proposta è rappresentato dall’istituzione di una società pubblica, la Porti d’Italia S.p.A., controllata dal Ministero dell’Economia e guidata dalle direttive del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. A quest’ultima, infatti, saranno attribuite tutte le funzioni connesse allo sviluppo e alla realizzazione degli interventi strategici nei porti facenti parte delle circoscrizioni delle Autorità di sistema portuale. All’istituzione di questo nuovo soggetto, si affianca una generale modifica dell’intero quadro ordinamentale del settore portuale, volta a migliorarne l’efficienza operativa e lo sviluppo infrastrutturale, anche alla luce della transizione ecologica. In particolare, è prevista l’istituzione del “Piano nazionale di interventi per le infrastrutture strategiche di trasporto marittimo di interesse generale e di rilevanza internazionale e nazionale” per individuare l’ordine di priorità degli interventi necessari alla realizzazione di nuove opere infrastrutturali e necessari alla manutenzione straordinaria, da affidare in concessione a Porti d’Italia S.p.A.. Inoltre, si stabilisce una ridefinizione ex lege della classificazione dei porti e l’individuazione di una Rete italiana della portualità, il cui sviluppo e promozione sono affidati, anch’essi, alla nascente società pubblica. La riforma cerca, così, di migliorare le connessioni intermodali e l’integrazione con il sistema transeuropeo dei trasporti attraverso l’organizzazione del sistema portuale in una logica di rete, anche in un’ottica di rafforzamento della competitività nazionale del settore logistico-marittimo.
Questo nuovo sistema comporta un diverso riparto delle competenze che non può che vedere le Autorità di Sistema Portuale spogliate da alcune delle funzioni fino ad ora riconosciutele. In particolare, alla Porti d’Italia S.p.A. saranno attribuiti i poteri di indirizzo strategico e di programmazione di interesse nazionale, mentre alle Autorità di Sistema Portuale saranno conferite responsabilità di gestione amministrativa-operativa. Tale nuovo assetto, inevitabilmente, coinvolgerà anche la gestione delle concessioni demaniali marittime, con significativi cambiamenti nella gestione del demanio portuale, soprattutto alla luce dell’affidamento alla Porto d’Italia S.p.A. delle concessioni demaniali marittime di rilevanza strategica. Di pari passo, l’intera disciplina demaniale sarà soggetta ad un processo di armonizzazione di dimensione nazionale, volto anch’esso a superare la frammentazione e le disparità territoriali fra i diversi scali. In particolare, è prevista l’emanazione da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con il previo parere dell'Autorità di Regolazione dei Trasporti, di specifiche linee guida per la determinazione uniforme dei canoni demaniali.
Ad ogni modo, la riforma portuale rimane ancora un cantiere aperto, alla luce sia dei numerosi emendamenti presentati, sia dei rilievi sollevati dalla Commissione Europea al rispetto delle pronunce della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, soprattutto riguardo il delicato tema degli aiuti di Stato, sulla garanzia di trasparenza nelle procedure ad evidenza pubblica e sulla necessità di una netta separazione contabile tra funzioni pubbliche e attività economiche di mercato.
Entra in una fase cruciale la riforma del sistema portuale nazionale italiano. Il Disegno di legge approvato sul finire dell’anno passato, che interviene in modo organico sulla legge n. 84/1994, è attualmente al vaglio della IX Commissione Trasporti con più di 600 emendamenti presentati.
La riforma punta a superare l’attuale assetto di governance, considerato troppo frammentario, mediante l’introduzione di un modello di programmazione degli interventi infrastrutturali strategici di trasporto marittimo di dimensione nazionale. A tal fine, il nucleo della proposta è rappresentato dall’istituzione di una società pubblica, la Porti d’Italia S.p.A., controllata dal Ministero dell’Economia e guidata dalle direttive del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. A quest’ultima, infatti, saranno attribuite tutte le funzioni connesse allo sviluppo e alla realizzazione degli interventi strategici nei porti facenti parte delle circoscrizioni delle Autorità di sistema portuale. All’istituzione di questo nuovo soggetto, si affianca una generale modifica dell’intero quadro ordinamentale del settore portuale, volta a migliorarne l’efficienza operativa e lo sviluppo infrastrutturale, anche alla luce della transizione ecologica. In particolare, è prevista l’istituzione del “Piano nazionale di interventi per le infrastrutture strategiche di trasporto marittimo di interesse generale e di rilevanza internazionale e nazionale” per individuare l’ordine di priorità degli interventi necessari alla realizzazione di nuove opere infrastrutturali e necessari alla manutenzione straordinaria, da affidare in concessione a Porti d’Italia S.p.A.. Inoltre, si stabilisce una ridefinizione ex lege della classificazione dei porti e l’individuazione di una Rete italiana della portualità, il cui sviluppo e promozione sono affidati, anch’essi, alla nascente società pubblica. La riforma cerca, così, di migliorare le connessioni intermodali e l’integrazione con il sistema transeuropeo dei trasporti attraverso l’organizzazione del sistema portuale in una logica di rete, anche in un’ottica di rafforzamento della competitività nazionale del settore logistico-marittimo.
Questo nuovo sistema comporta un diverso riparto delle competenze che non può che vedere le Autorità di Sistema Portuale spogliate da alcune delle funzioni fino ad ora riconosciutele. In particolare, alla Porti d’Italia S.p.A. saranno attribuiti i poteri di indirizzo strategico e di programmazione di interesse nazionale, mentre alle Autorità di Sistema Portuale saranno conferite responsabilità di gestione amministrativa-operativa. Tale nuovo assetto, inevitabilmente, coinvolgerà anche la gestione delle concessioni demaniali marittime, con significativi cambiamenti nella gestione del demanio portuale, soprattutto alla luce dell’affidamento alla Porto d’Italia S.p.A. delle concessioni demaniali marittime di rilevanza strategica. Di pari passo, l’intera disciplina demaniale sarà soggetta ad un processo di armonizzazione di dimensione nazionale, volto anch’esso a superare la frammentazione e le disparità territoriali fra i diversi scali. In particolare, è prevista l’emanazione da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con il previo parere dell'Autorità di Regolazione dei Trasporti, di specifiche linee guida per la determinazione uniforme dei canoni demaniali.
Ad ogni modo, la riforma portuale rimane ancora un cantiere aperto, alla luce sia dei numerosi emendamenti presentati, sia dei rilievi sollevati dalla Commissione Europea al rispetto delle pronunce della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, soprattutto riguardo il delicato tema degli aiuti di Stato, sulla garanzia di trasparenza nelle procedure ad evidenza pubblica e sulla necessità di una netta separazione contabile tra funzioni pubbliche e attività economiche di mercato.
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